Il radon è un gas radioattivo naturale, invisibile, inodore e incolore, prodotto dal decadimento dell'uranio presente nel terreno e nelle rocce. Proprio perché non è percepibile dai sensi umani, può accumularsi silenziosamente negli ambienti chiusi rappresentando un importante fattore di rischio per la qualità dell'aria indoor.
Il gas risale dal sottosuolo e può penetrare negli edifici attraverso fessure, giunti strutturali, passaggi di impianti, tubazioni, cavità o punti di contatto con il terreno. Una volta all'interno, soprattutto in ambienti poco ventilati, può raggiungere concentrazioni elevate. L'esposizione prolungata a elevate concentrazioni di radon è riconosciuta dalle principali autorità sanitarie internazionali come un fattore di rischio per la salute, in particolare per l'apparato respiratorio.
La presenza del radon può interessare qualsiasi edificio, indipendentemente dall'età della costruzione o dalla destinazione d'uso. Tuttavia, alcune tipologie di ambienti risultano maggiormente esposte:
locali interrati e seminterrati;
piani terra a diretto contatto con il suolo;
edifici pubblici;
scuole e strutture sanitarie;
uffici e luoghi di lavoro;
capannoni e insediamenti produttivi;
edifici situati in aree geologicamente predisposte.
La concentrazione del gas può variare significativamente anche tra locali adiacenti dello stesso edificio, rendendo indispensabile una misurazione specifica.
Il riferimento normativo nazionale è rappresentato dal Decreto Legislativo 101/2020, che disciplina la protezione contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti e recepisce la Direttiva Euratom 2013/59.
La normativa stabilisce un livello di riferimento pari a 300 Bq/m³ come concentrazione media annua di radon negli ambienti di lavoro e negli edifici esistenti. Qualora le misurazioni evidenzino valori superiori a tale soglia, il datore di lavoro o il responsabile dell'immobile è tenuto ad adottare misure correttive finalizzate alla riduzione della concentrazione del gas.
Per gli edifici di nuova costruzione, il quadro normativo prevede un livello di riferimento più restrittivo pari a 200 Bq/m³, a conferma della crescente attenzione verso la prevenzione del rischio radon fin dalla fase progettuale.
Focus Trentino: Nel 2026 la Provincia Autonoma di Trento ha approvato la prima mappatura delle Aree Prioritarie Radon. Per i luoghi di lavoro al piano terra e seminterrati situati nei Comuni interessati, le misurazioni dovranno essere effettuate entro 24 mesi dalla pubblicazione delle aree individuate.
Negli ultimi anni il tema del radon ha assunto un ruolo sempre più centrale nelle politiche di tutela della salute e della sicurezza degli ambienti indoor.
L'attuazione del Piano Nazionale d'Azione per il Radon 2023-2032 ha rafforzato le attività di monitoraggio sul territorio nazionale, promuovendo una maggiore diffusione delle misurazioni negli edifici pubblici, nelle aziende e nelle abitazioni.
Parallelamente, le Regioni stanno completando l'individuazione e l'aggiornamento delle cosiddette Aree Prioritarie Radon, ovvero le zone in cui è più elevata la probabilità di riscontrare concentrazioni superiori ai livelli di riferimento. In tali aree cresce l'attenzione verso gli obblighi di controllo e la corretta gestione del rischio da parte di aziende ed enti.
Le più recenti indicazioni tecniche puntano inoltre a integrare sempre più la prevenzione del radon nella progettazione edilizia, favorendo soluzioni costruttive e impiantistiche capaci di limitare l'ingresso del gas negli edifici.
La misurazione del radon rappresenta l'unico metodo affidabile per conoscere la reale concentrazione del gas presente in un ambiente.
Il monitoraggio viene effettuato mediante dosimetri passivi certificati, posizionati nei locali per un determinato periodo di tempo. Al termine dell'esposizione, i dispositivi vengono analizzati da laboratori specializzati per determinare la concentrazione media di radon.
I risultati consentono di:
verificare il rispetto dei limiti normativi;
valutare il livello di esposizione;
individuare eventuali criticità;
pianificare possibili interventi di mitigazione.
L'analisi si conclude con la redazione di un report tecnico utile ai fini della valutazione del rischio e della conformità normativa.
Il D.Lgs. 101/2020 attribuisce specifiche responsabilità ai datori di lavoro in relazione alla valutazione e gestione del rischio radon.
Particolare attenzione deve essere riservata a:
luoghi di lavoro sotterranei;
locali seminterrati;
ambienti al piano terra ubicati nelle aree individuate come prioritarie;
attività e strutture per le quali la normativa prevede specifici obblighi di monitoraggio.
La verifica delle concentrazioni di radon costituisce oggi un elemento sempre più importante all'interno delle strategie aziendali dedicate alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
TLAB supporta aziende, enti pubblici, professionisti e strutture sanitarie nella gestione completa del rischio radon, offrendo un servizio qualificato e conforme alle disposizioni normative vigenti.
I nostri servizi comprendono:
fornitura e posizionamento dei dosimetri;
pianificazione delle campagne di misura;
analisi dei risultati;
elaborazione della documentazione tecnica;
supporto nella verifica della conformità normativa;
consulenza tecnica per eventuali interventi di riduzione delle concentrazioni rilevate.
Grazie a un costante aggiornamento normativo e a un approccio orientato alla prevenzione, TLAB aiuta le organizzazioni a garantire ambienti più sicuri e una migliore qualità dell'aria indoor.
Invisibile, inodore e incolore, il radon rappresenta un rischio che non può essere valutato senza adeguate misurazioni. Le recenti evoluzioni normative confermano l'importanza del monitoraggio e della prevenzione per garantire ambienti salubri e conformi alla legislazione vigente.
Conoscere la concentrazione di radon presente negli edifici è il primo passo per proteggere lavoratori, utenti e occupanti, migliorando la sicurezza degli ambienti indoor e riducendo l'esposizione a lungo termine.
Per maggiori informazioni sui servizi di monitoraggio e consulenza dedicati al rischio radon